Chiesa e campanile di San Martino

Chiesa di San Martino

Non si sa nulla sulla data esatta della sua fondazione, ma è certamente da far risalire a prima dell’anno 1000. I primi documenti rinvenuti in cui viene menzionata la presenza di un "pievano di Fondo" risalgono all'anno 1184, e la presenza di nomi dei parrocchiani ricorre negli anni successivi. Pare che all'inizio essa dipendesse dalla chiesa di S. Lorenzo di Sarnonico.

Della chiesa primitiva si sa molto poco: era dedicata a S. Martino.

Nel 1519 ne venne costruita un'altra al posto della primitiva, in stile gotico e circondata come si soleva al tempo da un cimitero. In un angolo del cimitero a pochi metri dal campanile si trovava un’altra chiesa dedicata a S. Michele, contenente una camera rivestita da ossa e teschi dei caduti. Per completare la chiesa maggiore ed il campanile ci vollero più di 50 anni, ed i costi furono ingenti.
Nel 1579 la chiesa aveva 4 altari, dedicati rispettivamente a S. Martino (altare maggiore), a S. Martino, S. Giacomo, S. Antonio e S. Romedio.
Verso il 1850 si stabilì di ingrandire la chiesa ormai divenuta troppo piccola per la crescita della comunità: nel 1853 si iniziarono i lavori di restauro ma presto si decise all’unanimità di abbattere la chiesa gotica per costruirne una nuova. In quell'occasione fu abbattuta anche la chiesa di S. Michele e spostato il cimitero.
L’opera di costruzione è da imputarsi a degli artigiani locali, nello specifico i mastri muratori Giuseppe Stolcis di Malosco ed i fratelli Giacomo e Pietro Segna di Salobbi. La nuova chiesa di stile neoclassico fu aperta al culto il giorno di S. Martino (11 novembre) del 1858 e consacrata il 5 agosto 1865 dal Vescovo di Trento Benedetto Riccabona, che ne ammirò la grandiosità e la maestosa navata.

La chiesa di Fondo è la terza in ordine di grandezza della diocesi: la precede solamente il Duomo di Trento e la chiesa di Levico. Tratto caratteristico della basilica è la presenza del portico a colonne sulla facciata, prolungamento dell’atrio (nartece) che collega la navata principale con l’esterno della chiesa.
Nella storia recente della basilica, è da segnalare la grande opera di restauro cominciata nel 2007, che ha permesso di restituire alla chiesa il suo splendore originario grazie ad un lavoro di radicale pulitura. Durante i lavori, che si sarebbero dovuti concludere nel 2009, il ritrovamento di decorazioni sconosciute nella volta e nelle cappelle adiacenti ha fatto slittare di un anno la conclusione dell’opera di restauro, per consentire lo scoprimento delle volte e delle cappelle laterali.

Il campanile

Il campanile della chiesa, altro 64 metri, venne costruito a più riprese. Fu iniziato nel 1447, data scolpita in caratteri gotici sull’arco della piccola porta d’ingresso e venne elevato fino al secondo cornicione nel 1471, partendo dai tre metri iniziali. L'opera fu realizzata dai "maestri comacini" della Valle d'Intelvi (tra i laghi di Como e Lugano). Nel 1528 si parla di un lascito da parte del comune per l'elevazione del campanile di altri 5 metri sino alle attuali balconate quadrate e allora terminava con un piccolo tetto a forma di piramide in scaglie di legno. In quell'occasione anche l'orologio venne spostato, pochi metri più in alto.

Nel 1774 si costruì l'ultimo tratto di forma ottagonale, coperto dalla cupola in lamiere di rame a forma di cipolla e la palla dorata sormontata dalla croce che funge anche da parafulmine.

Nel 1780 circa furono fuse qui sul luogo le otto campane dalla ditta di Ernesto Ruffini di Reggio Emilia, ciascuna intonata per riprodurre le note base di un intera ottava musicale. Il concerto campanario di Fondo è considerato il più intonato e maestoso della Valle. Delle otto campane, purtroppo 5 furono requisite dall'amministrazione militare austriaca nel 1917 e fuse per farne cannoni per la prima guerra mondiale. Furono rifuse dopo la guerra, nel 1922, dalla ditta Colbacchini di Trento.


Davanti al campanile il monumento ai Caduti della guerra ad opera dello scultore Fozzer.

La chiesa è aperta tutti i giorni fino alle ore 18.00 salvo messe serali

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