Storia del paese

Fondo in Val di Non è un paese di montagna, situato a quasi 1.000 m s.l.m. che conta circa mille abitanti. In seguito alla fusione dei territori comunali di Fondo, Castelfondo, e Malosco avvenuta il 1° gennaio 2020, Fondo che fino ad allora era comune autonomo, diventa frazione del nuovo comune di Borgo d'Anaunia.

L’etimologia del nome Fondo non è certa ma molto probabilmente proviene dagli antichi romani che si riferivano al paese definendolo in fundo vallis ovvero in fondo alla valle, proprio perché Fondo prima della costruzione della strada che porta al Passo Palade era il paese in fondo alla Val di Non. Non si esclude anche l’ipotesi che il nome provenga dal latino fundus che significa territorio.

Già dall’epoca degli antichi Romani, l’altopiano della Val di Non, e in particolare la zona di Fondo, era stata individuata per le sue caratteristiche particolarmente favorevoli all’insediamento. Il paese ebbe il maggior numero di abitanti nel periodo medievale e allo sbocciare del Rinascimento. Infatti si parla di un lascito da parte del comune per ampliare la chiesa principale del paese.  I motivi che spingevano le famiglie a trasferirsi a Fondo erano: la posizione strategica del paese con i molteplici collegamenti stradali, la vicinanza all’acqua e le ampie distese di boschi, campi e praterie, come ad esempio i Pradiei. Nel 1348, al contrario invece, il paese di Fondo rischiò l’estinzione con lo scoppiare della peste bubbonica. Sopravvissero, infatti, solo sette famiglie nell’intero paese e per ringraziare Dio fecero voto di andare in pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Per ricordare tale periodo di disgrazia nel XV secolo vennero affrescate sulle case delle famiglie sopravvissute le figure di San Giacomo e di altri santi. Nel 1630 a seguito di una seconda pestilenza la popolazione subì un ulteriore decimazione e costruirono la chiesetta dedicata a San Rocco, protettore contro la pestilenza. Un aspetto sicuramente interessante è che nel paese ci sono varie chiesette dedicate a santi diversi: sul colle di Santa Lucia, poco fuori dal paese, sorge la chiesetta medievale dedicata alla santa con un ricco ciclo di affreschi. In via Bernardo Clesio, invece, una piccola chiesetta dedicata a St. Antonio e a pochi passi da Piazza San Giovanni la Chiesa principale dedicata a San Martino, patrono del paese.

È bene sottolineare che in antichità il paese di Fondo non veniva amministrato come ai nostri tempi. Infatti il paese per molti secoli era suddiviso in tre grandi rioni: San Martino, Moich e Forapònt. Ogni uno di questi rioni aveva un apposito Regolano, che ad oggi equivale alla carica di sindaco. Questi Regolani rimanevano in carica un solo anno e venivano eletti dall’assemblea dei capifamiglia. Inoltre Fondo, come anche tanti altri comuni della Val di Non, godeva di privilegi concessi dall’autorità politico-religiosa, di conseguenza il comune era in parte autonomo e aveva proprie norme. Dal 1357, tutte queste norme che venivano fino ad allora tramandate oralmente di generazione in generazione, vennero messe per iscritto in un documento chiamato Carta di Regola. Un documento a dir poco fondamentale per gli abitanti di Fondo, infatti regolava la vita quotidiana del popolo come ad esempio che ognuno cessasse di lavorare dopo il mezzogiorno del sabato, che il bestiame non potesse pascolare senza un pastore, che gli alimenti venissero venduti al giusto peso e i prezzi fossero quelli decisi dai giurati della comunità. Questo documento subì moltissime modifiche nell’arco dei secoli e l’ultima redazione della Carta di Regola fu fatta nel 1777.

Una delle caratteristiche più particolari del paese è il fatto di essere stato costruito proprio sopra il canyon scavato dal Rio Sass. Una peculiarità molto affascinante ma altrettanto inconsueta. In antichità la scelta di costruire le abitazioni a ridosso della forra e sugli strapiombi stava nel fatto di non occupare spazi che potevano essere dedicati all’agricoltura. Si prediligeva quindi costruire le abitazioni sulla roccia per avere più terreni da poter coltivare. Bisogna infatti pensare, che fino a non tanto tempo fa, tutti i paesi dovevano provvedere al proprio sostentamento. A Fondo vi erano ampie distese di campi coltivati a grano, mais e patate. Tutti alimenti che potevano essere conservati per superare il lungo e freddo inverno. Il grano veniva lavorato negli antichi mulini lungo il torrente del Rio Sass per diventare poi farina. I macchinari utilizzati sono ancora visibili all’interno del Mulino Bertagnolli nel rione Gio’ a l’Aca.

La forza del torrente che attraversa il paese non veniva utilizzata solo per trasformare il grano in farina, bensì anche per lavorare il legno. Infatti Fondo vanta da sempre di un’ottima lavorazione del legno nel settore artigianale. In passato la lavorazione del legno avveniva in una località chiamata Valle delle Seghe, denominata così proprio perché vi erano molte segherie. Le segherie si trovavano esattamente dove noi oggi vediamo il lago Smeraldo. Infatti non è un lago naturale bensì un bacino artificiale che venne inserito nell’ambiente nell’anno 1965 con la costruzione della diga.

Il paese di Fondo, anche grazie alla su ricca storia è oggi luogo d’attrazione turistica. Per chi viene a visitare il paese di Fondo non deve assolutamente perdersi: il Lago Smeraldo con i suoi bellissimi colori, che ogni estate, e anche d’ inverno, accoglie numerosi turisti che vengono in visita. La meravigliosa passeggiata del Burrone che collega il centro storico del paese con il lago. L’escursione guidata nel Canyon Rio Sass che dal 2001 grazie all’installazione di scalette e passerelle metalliche permette ai visitatori di andare alla scoperta di acque vorticose, cascate, fossili e marmitte dei giganti. Il Rione Gio’ a l’Aca che ospita il Mulino Bertagnolli, la Casa dell’Acqua, l’antico lavatoio e un antico edificio che era destinato a bagni termali. La passeggiata dei Pradiei, la ciclopedonale ad anello dell’Alta Valle e tanto altro…

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